giovedì 5 giugno 2008

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA - 4/00263. INTERVENTI A FAVORE DEL SETTORE DELLA PESCA

BORDO. - Al Ministro delle politiche agricole e forestali. - Per sapere - premesso che: il settore della pesca è attanagliato da una grave crisi strutturale, che ha già determinato una consistente riduzione della flotta peschereccia; le organizzazioni di settore indicano, tra le principali cause che hanno determinato tale stato di crisi, l'incremento esponenziale del prezzo del gasolio e il progressivo scollamento tra i costi di produzione e il prezzo di vendita al dettaglio; il maggior costo del carburante, raddoppiato negli ultimi 12 mesi, è problema condiviso con tutte le marinerie d'Europa, come testimoniato dalla manifestazione sindacale organizzata a Bruxelles per sollecitare l'intervento della Commissione europea -: se il Governo ritenga attuabile la sperimentazione del fermo tecnico prolungato, previsto dal Fondo europeo per la pesca (FEP), da realizzarsi di concerto con le associazioni di categoria e armonizzando tale previsione con quella del fermo biologico stagionale, con l'obiettivo di ridurre il numero delle giornate di attività e prevedendo l'adozione di misure di sostegno a vantaggio delle imprese e dei lavoratori del settore; se il Governo intenda agire in sede europea per andare incontro alla richiesta, avanzata dalle organizzazioni professionali, di innalzamento della soglia attualmente posta a limite per l'individuazione degli aiuti di Stato; se il Governo intenda varare un intervento straordinario di calmierazione del prezzo del gasolio; se il Governo ritenga necessaria la convocazione di un tavolo tecnico con le organizzazioni professionali e sindacali e le compagnie petrolifere per contrastare e neutralizzare i fenomeni speculativi denunciati; se il Governo ritenga possibile lo stanziamento di un fondo speciale, finalizzato allo studio e all'adozione di innovativi sistemi di propulsione e all'utilizzo di carburanti alternativi e a minore impatto ambientale.(4-00263)

mercoledì 4 giugno 2008

“Bloccare le speculazioni sul costo del gasolio”. Bordo interviene sulla vertenza aperta dai pescatori

“Il Governo deve fare sentire la propria voce a Bruxelles se vogliamo garantire un futuro alla nostra pesca. Per l’immediato, la strada è segnata dalle organizzazioni professionali e sindacali: bisogna bloccare le speculazioni sul prezzo del gasolio”. L’on. Michele Bordo, deputato del PD, annuncia la presentazione di un’interpellanza al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali per sollecitare “un intervento a tutela di un settore fondamentale per l’economia pugliese e meridionale”. “Non è possibile immaginare che aziende già in crisi, a causa della ristrutturazione produttiva e delle calamità naturali, possano sopportare oltre il raddoppio del prezzo del gasolio negli ultimi 12 mesi – continua Bordo – per cui è indispensabile ottenere una modifica dell’attuale regime degli aiuti di Stato, così da consentire l’innalzamento del de minimis dagli attuali 30.000 euro/annui per azienda ai 100.000 euro richiesti dalle organizzazioni professionali. Nel frattempo, se ne ha voglia e capacità, il Governo potrebbe sperimentare proprio su questo campo la costruzione di una collaborazione operativa con le compagnie petrolifere. Altrettanto urgente è l’attuazione di un fermo biologico programmato, e sostenuto da ammortizzatori sociali, per favorire il recupero del valore del pescato. In prospettiva – conclude Michele Bordo – è opportuno che il ministro delle Politiche Agricole si ponga il tema dell’utilizzo di carburanti alternativi, meno costi e più ecologici, del gasolio”.

“Le Procure foggiane avamposto dello Stato in un territorio difficile”. Michele Bordo sollecita l’incremento dei magistrati a Foggia e Lucera

“Le Procure di Foggia e Lucera operano nel territorio in cui, statisticamente, si commette il numero più elevato di reati pro capite dell’intero territorio regionale; contestualmente, sono impegnate nelle attività di indagine, direttamente o a supporto della Direzione Distrettuale Antimafia, che interessano alcune tra le più pericolose cosche mafiose attive in Puglia. Cosa si aspetta ad incrementare il numero di magistrati?”. L’on. Michele Bordo, deputato del PD, ha presentato questa mattina un’interrogazione al Ministro della Giustizia con cui “sollecitare il Governo a tenere in debito conto le esigenze di due avamposti importanti nella lotta alla micro e alla macro criminalità”. “Il tema non è all’ordine del giorno da oggi – continua Bordo, ricordando la mozione nella precedente legislatura – e non ha colore politico: è necessario che lo Stato mostri con evidenza ed efficienza la propria presenza in Capitanata. Avere più magistrati e più funzionari in servizio serve ad evitare gli effetti distorsivi della prescrizione e ad ottenere giustizia in tempi ragionevoli; dunque, serve a favorire la diffusione di una maggiore fiducia verso lo Stato e le sue istituzioni. Infine, le statistiche citate dal Procuratore Russo nella sua lettera al ministro Alfano e quelle pubblicate dal Sole 24 Ore – conclude Michele Bordo – dovrebbero indurre lo stesso ministro ad affrontare con decisione e determinazione la questione dell’istituzione a Foggia di una sezione distaccata della Corte d’Appello di Bari”.

martedì 3 giugno 2008

Proposta di legge in materia di rilascio del permesso di soggiorno ai lavoratori stranieri per motivi di protezione sociale

ONOREVOLI COLLEGHI! L’emergenza immigrazione è tornata prepotentemente di attualità anche a seguito dell’emersione di gravissimi casi di sfruttamento della mano d’opera straniera. Come, purtroppo, molti noi sapevano anche prima delle recenti inchieste giornalistiche, e delle conseguenti attività di controllo del territorio e di repressione del fenomeno, ci sono vaste aree del Sud Italia in cui ancora si pratica il caporalato e la tratta delle braccia. Dove immigrati clandestini in cerca di un lavoro che possa sfamare loro stessi e le famiglie lasciate in patria vengono sfruttati fino al limite dello schiavismo da delinquenti che non possono definirsi imprenditori e che, in taluni casi, sono parte integrante di un sistema economico paramafioso o paracamorristico. Migliaia di donne e uomini costretti a vivere ai margini della società italiana in condizioni igienico-sanitarie ritenute, dall’organizzazione non governativa Medici Senza Frontiere, di livello inferiore rispetto agli standard minimi richiesti dall’ONU per i campi profughi in zone di guerra. Migliaia di lavoratori che la clandestinità condanna a vivere e lavorare senza apparire, pena l’espulsione dal nostro Paese. E quando lo sfruttamento emerge alla luce del sole, grazie all’impegno delle Forze dell’Ordine o degli organi ispettivi, sono i soli a non poter beneficiare del sistema di protezione sociale di cui godono gli operai agricoli e, più in generale, i lavoratori italiani. Lo status di clandestini impedisce di intentare azioni risarcitorie nei confronti di chi ha calpestato la loro dignità di esseri umani; così come non consente l’attivazione delle procedure previste dal nostro diritto del lavoro per ottenere, anche forzosamente, il giusto corrispettivo per la prestazione effettuata. La clandestinità cancella ogni diritto connesso allo status di lavoratore e ciò è inaccettabile in una “Repubblica fondata sul lavoro” (art.1 della Costituzione italiana), nel cui territorio si “tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni” (art.35 della Costituzione italiana). Nasce da queste considerazioni la proposta di legge per il rilascio del permesso di soggiorno ai lavoratori stranieri per motivi di protezione sociale, da concretizzarsi attraverso la modifica del testo dell’art.18 – Capo III del decreto legislativo 25 luglio 1998 n.286, che sottopongo alla Vostra attenzione. ART. 1 1. Al fine di garantire la tutela dei lavoratori immigrati clandestinamente, al comma 1 dell’art.18, Capo III Decreto legislativo n.286/98 segue il comma 1 bis il cui testo si specifica di seguito: Le previsioni di cui al comma 1 si applicano ai cittadini stranieri in danno dei quali siano accertate situazioni di violenza o grave sfruttamento nei luoghi di lavoro, ad opera di soggetti singoli o associati tra loro, accertate anche a seguito di denuncia effettuata dal diretto interessato e aggravate dalla pratica dell’intermediazione illegale di manodopera, anche al fine di garantire l’applicazione degli istituti di tutela dei lavoratori previsti dall’ordinamento statale.